L’anno 1432 dalla nascita del Signore, il giorno 26 maggio alle ore cinque della sera, avvenne che una donna di nome Giannetta oriunda del borgo di Caravaggio, di 32 anni d’età, figlia di un certo Pietro Vacchie sposadiFrancesco Varoli, conosciuta da tutti per i suoi virtuosissimi costumi, la sua cristiana pietà, la sua vita sinceramente onesta, si trovava fuori dall’abitato lungo la strada verso Misano, ed era tutta presa dal pensiero di come avrebbe potuto portare a casa i fasci d’erba che lì era venuta a falciare per i suoi animali. Quand’ecco vide venire dall’alto e sostare proprio vicino a lei, Giannetta, una Signora bellissima e ammirevole, di maestosa statura, di viso leggiadro, di veneranda apparenza e di bellezza indicibile e non mai immaginata, vestita di un abito azzurro e il capo coperto di un velo bianco. Colpita dall’aspetto così venerando della nobile Signora, stupefatta Giannetta esclamò: Maria Vergine! E la Signora subito a lei:Non temere, figlia, perché sono davvero io. Fermati e inginocchiati in preghiera. Giannetta ripose: Signora, adesso non ho tempo. I miei giumenti aspettano questa erba. Allora la beatissima Vergine le parlò di nuovo: Adesso fa quello che voglio da te... E così dicendo posò la mano sulla spalla di Giannetta e la fece stare in ginocchio. Riprese: Ascolta bene e tieni a mente, perché voglio che tu riferisca ovunque ti sarà possibile con la tua bocca o faccia dire questo... E con le lacrime agli occhi, che secondo la testimonianza di Giannetta erano, e a lei parvero come oro luccicante, soggiunse: L’altissimo onnipotente mio Figlio intendeva annientare questa terra a causa dell’iniquità degli uomini, perché essi fanno ciò che è male ogni giorno di più, e cadono di peccato in peccato. Ma io per sette anni ho implorato dal mio Figlio misericordia per le loro colpe. Perciò voglio che tu dica a tutti e a ciascuno che digiunino a pane ed acqua ogni venerdì in onore del mio Figlio, e che, dopo il vespro, per devozione a me festeggino ogni sabato. Quella metà giornata devono dedicarla a me per riconoscenza per i molti e grandi favori ottenuti dal Figlio mio per la mia intercessione. La Vergine Signora diceva tutte quelle parole a mani aperte e come afflitta. Giannetta disse: La gente non crederà a me. La clementissima Vergine rispose: Alzati, non temere. Tu riferisci quanto ti ho ordinato. Io confermerò le tue parole con segni così grandi che nessuno dubiterà che tu hai detto la verità. Detto questo, e fatto il segno di croce su Giannetta, scomparve ai suoi occhi. Tornata immediatamente a Caravaggio, Giannetta riferì tutto quanto aveva visto ed udito. Perciò molti – credendo a lei – cominciarono a visitare quel luogo, e vi trovarono una fonte mai veduta prima da nessuno. A quella fonte si recarono allora alcuni malati, e successivamente in numero sempre crescente, confidando nella potenza di Dio. E si diffuse la notizia che gli ammalati se ne tornavano liberati dalle infermità di cui soffrivano, per l’intercessione e i meriti della gloriosissima Vergine Madre di Dio e Signore nostro Gesù Cristo. A Lui, al Padre e allo Spirito Santo sia sempre lode e gloria per la salvezza dei fedeli. Amen.Leggi tutto ⇩
Santuario di Santa Maria della Fonte (Caravaggio) - YouTube
Su Tv2000 un viaggio dedicato ai più importanti luoghi della devozione popolare presenti in Italia, i Santuari, che Paolo VI chiamava "le cliniche della Fede". Dietro i documentari una grande firma, un regista di eccezione: Pupi Avati. In questa puntata: il Santuario di Santa Maria della Fonte (Caravaggio).Leggi tutto ⇩
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Documentazione storica
1) pergamena del 31 luglio 1432
La prima notizia documentata dell’Apparizione risale al 31 luglio 1432, e si può leggere in una pergamena del 31 luglio 1432 rinvenuta a Cremona fortunosamente tra antiche carte di curia dal paleografo Ippolito Cereda nel giugno 1857. Per quanto l'originale sia poi misteriosamente divenuto di nuovo introvabile, ne abbiamo per fortuna due successive trascrizioni (1857-1878), la prima delle quali autenticata da tre notai cremonesi (Stradiotti, Pizzamiglio, Sacchi) nel giorno stesso della trascrizione il 9 giugno 1857 e due edizioni a stampa (Milano 1872-1879).
Questa è la prova diretta sia dell’Apparizione avvenuta sia del Santuario costruito sul luogo dove era apparsa la Madonna. E cioè: che dopo l'Apparizione, dei rappresentanti notabili e popolari della comunità di Caravaggio si recarono dal vescovo di Cremona a testificare il fatto, per sottoporlo a esame canonico. Riconosciuto l’evento degno di credibilità, ottennero l’autorizzazione di edificare una chiesa con ospedale annesso sul luogo dell'Apparizione, e la determinazione del regime canonico delle due istituzioni.Leggi tutto ⇩
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I Veggenti
1) Giannetta Vacchi
E’ il personaggio più caro alla devozione popolare. Per animi semplici è naturale identificarsi in questa donna "tribolata" dal marito ma "consolata" dalla Madre di Dio, di umili condizioni ma innalzata al di sopra dei potenti di questo mondo a causa dell'evento che, al declinare di quel lunedì 26 maggio 1432 segneràper sempre la sua vita, e del messaggio che porta a tutti, anche ai grandi della terra.
Tra luci e ombre
Giannetta permane tuttavia avvolta in un'ombra di discrezione, nella quale si è voluta nascondere o è stata nuovamente lasciata dagli uomini dopo che ne fu strappata dalla irruzione della celeste Apparizione. La sua stessa identità resta celata nella tenebra dell'anonimato impersonale delle “lettere patenti” (31 luglio 1432) del vicario generale Antonio Aleardi in cui si precisa solamente il giorno del mese e l’ora dell’Apparizione della Vergine - “il lunedì 26 del mese di maggio verso l’ora ventunesima” (le cinque della sera) – ma non a chi. Però la scritta latinadella Madonna con Bambino nel Sacro Fonte, testimonianza storica tra le più antiche, ci svela il nome della veggente: Giannetta, la “più felice tra tutte le donne”. Invece dalla luce sobria e quasi notarile del documento scritto su carta pergamena esistente in Santuario e trascritto negli atti della visita pastorale (27 aprile 1599) del vescovo Speciano la sua figura emerge. La veggente, di Caravaggio, ha nome Giannetta, è figlia di Pietro Vacchi, sposata con Francesco Varoli, ha 32 anni. Tutti la conoscono "per i suoi virtuosissimi costumi, la sua cristiana pietà, la sua vita sinceramente onesta": dunque ricca di fede, e di vita santa. Sappiamo invece per certo che alla corte dei duchi di Milano erano ascoltati volentieri "profeti" e "carismatici", anche donne, ma non ci sono prove che ci rendano certo il viaggio di Giannetta a Milano, mentre si ha prova documentata dell'interesse dei Visconti e degli Sforza per il Santuario. Nella prima storia a stampa di Paolo Morigi del 1599 si parla ancora dell’andata di Giannetta a Costantinopoli. Più recentemente Giovanni Castelli (1932), e l’arcivescovo Natale Mosconi (1962) avanzano l’ipotesi di un incontro tra Giannetta e l'imperatore Giovanni VIII Paleologo o a Venezia o a Ferrara o a Firenze in occasione della venuta in Italia del sovrano bizantino per il Concilio di Ferrara-Firenze (1438-1439). Un viaggio in Oriente da parte di Giannetta, accompagnata da personaggi ragguardevoli negli anni seguenti l’Apparizione e prima della morte di Giovanni VIII (1448) non è tanto improbabile. Sono note le intense relazioni tra la corte dei Visconti e quella dell'imperatore bizantino, il quale aveva sposato l’italiana principessa Sofia della dinastia Monferrato-Paleologo; si sa che i viaggi d'affari e di pellegrinaggio per Costantinopoli via Venezia o via Genova erano ordinari; l’imbarco dei pellegrini aveva come meta finale la Terra Santa e fin dal secolo XV alcuni personaggi caravaggini si ritrovano alla corte imperiale d’Oriente per ragioni diplomatiche o militari. Siamo negli anni della preparazione e celebrazione del Concilio di Ferrara-Firenze e viene spontaneo il collegamento tra l’Apparizione di Caravaggio, il viaggio di Giannetta a Costantinopoli e il decreto di unione tra Greci e Latini sancita il 6 luglio 1439. Una ricerca storico-documentaria da approfondire.
Giannetta la vide una sola volta, la Vergine? Saputo che il duca di Milano la vuole incontrare, Giannetta è turbata e passa la notte in preghiera; e, narra Paolo Morigi nel 1599: ...vicino all'alba la gloriosissima Vergine di nuovo si degnò d'apparire dicendole: Giannetta, serva mia, non dubitare, ma scaccia da te ogni timore e va volentieri ove sei chiamata, che io sarò teco. E così detto, ella sparì. Sempre in questa prima storia a stampa dell'Apparizione ritroviamo Giannetta testimone e garante del miracolo di Bernardo di Bancho guarito dall’infermità alla gamba sinistra il 31 agosto 1432! Non sappiamo se Giannetta avesse figli; non sappiamo con certezza se risiedesse in porta Vicinato come vuole la tradizione caravaggina, anche se è molto probabile; non sappiamo se era tanto povera. II ramo dei Vacca di Caravaggio conta, nel Quattrocento e nel Cinquecento oltre che degli impresari edili, maestri carpentieri e muratori che lavorarono a Salò, Brescia, Chiari e anche a Roma almeno due notevoli "architetti": Filippo Vacca (secolo XV, operante soprattutto nel bresciano) e Flaminio Vacca (secoloXVI, operante a Roma). Non sappiamo la data della morte di Giannetta; se quando vide la Madonna aveva 32 anni, quella della nascita dovrebbe essere il 1400. Tenuto conto della durata media della vita all'epoca, Giannetta non sarà forse vissuta molto oltre la metà secolo. Nessuna parola di lei ci è stata conservata. Eppure ha parlato, avrà parlato più volte e a lungo, interrogata su ciò che aveva visto e udito. Ma tutto l’essenziale è contenuto e detto nel dialogo fissato nel “memoriale” in pergamena tra Giannetta, così spontaneo e diretto, che anche sotto il rivestimento latino sembra di sentire la sua spiccia parlata popolaresca, e la Vergine dell’Apparizione. A Giannetta la Madonna affida la missione di annunciare un messaggio di penitenza e di conversione ma anche di festoso rendimento di grazie: questo è tutto ciò che conta. Lei, Giannetta, compie fedelmente il mandato cui è stata chiamata e non ha altro da ricordarci. Questa è la parola che ci dice, non la sua, ma quella di colei che l’ha mandata. Come per il Vangelo, come compete a un discepolo, che non è più grande del maestro. La tradizione che la vuole sepolta nella chiesa parrocchiale, che aveva più di un cimitero all’intorno, è assai probabile. Giannetta non ebbe mai un culto, se non popolare.Leggi tutto ⇩
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Messaggi della Madonna nelle apparizioni
1) Messaggio della Madonna a Giannetta nell'apparizione
Adesso fa quello che voglio da te... E così dicendo posò la mano sulla spalla di Giannetta e la fece stare in ginocchio. Riprese: Ascolta bene e tieni a mente, perché voglio che tu riferisca ovunque ti sarà possibile con la tua bocca o faccia dire questo... E con le lacrime agli occhi, che secondo la testimonianza di Giannetta erano, e a lei parvero come oro luccicante, soggiunse: L’altissimo onnipotente mio Figlio intendeva annientare questa terra a causa dell’iniquità degli uomini, perché essi fanno ciò che è male ogni giorno di più, e cadono di peccato in peccato. Ma io per sette anni ho implorato dal mio Figlio misericordia per le loro colpe. Perciò voglio che tu dica a tutti e a ciascuno che digiunino a pane ed acqua ogni venerdì in onore del mio Figlio, e che, dopo il vespro, per devozione a me festeggino ogni sabato. Quella metà giornata devono dedicarla a me per riconoscenza per i molti e grandi favori ottenuti dal Figlio mio per la mia intercessione. La Vergine Signora diceva tutte quelle parole a mani aperte e come afflitta.Leggi tutto ⇩
2) Giannetta intercede per la pace tra le popolazioni
Si dice, anche se non vi è documentazione al riguardo, che la Madonna le chiese di convincere governanti Veneti e Milanesi a fare pace. Inoltre anche le divisioni nella Chiesa sarebbero dovute finire, i Greci sarebbero dovuti rientrare nell’unità ecclesiale. Così, Giovannetta convince le autorità locali ad accompagnarla dal duca di Milano, Filippo Maria Visconti (1393-1447) per trasmettergli il desiderio della Vergine; poi è la volta del governo della Repubblica Veneta e del doge Francesco Foscari (doge dal 1423 al 1457); l’opera di pacificazione diede i suoi effetti perché già nel 1433, un anno dopo, i contendenti firmarono la pace, mentre le truppe milanesi vennero richiamate dai territori pontifici. Più laborioso fu il compito di convincere l’imperatore d’Oriente, Giovanni VIII Paleologo (1390-1448) a fare rientrare la Chiesa Greca nell’unità della Chiesa di Roma, un mosaico posto nell’attuale Santuario, ritrae Giovannetta in abiti contadini, davanti all’imperatore in trono circondato da dignitari, che gli porge una brocca dell’acqua della fonte miracolosa di Caravaggio, fu accompagnata a Costantinopoli dai Veneziani con una scorta di galee. L’imperatore si convince e nel 1438 i Greci ritornarono all’unità romana e papa Eugenio IV (1431-1447) ne diede l’annuncio al Concilio di Firenze nel 1439. In seguito ritornarono anche gli Armeni e altri Orientali.Leggi tutto ⇩
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Miracoli legati al Santuario
1) Una fonte d'acqua trovata poco dopo l'apparizione dove la Madonna apparve il quale divenne fonte di parecchi miracoli fin da subito
La clementissima Vergine rispose: Alzati, non temere. Tu riferisci quanto ti ho ordinato. Io confermerò le tue parole con segni così grandi che nessuno dubiterà che tu hai detto la verità. Detto questo, e fatto il segno di croce su Giannetta, scomparve ai suoi occhi. Tornata immediatamente a Caravaggio, Giannetta riferì tutto quanto aveva visto ed udito. Perciò molti – credendo a lei – cominciarono a visitare quel luogo, e vi trovarono una fonte mai veduta prima da nessuno. A quella fonte si recarono allora alcuni malati, e successivamente in numero sempre crescente, confidando nella potenza di Dio. E si diffuse la notizia che gli ammalati se ne tornavano liberati dalle infermità di cui soffrivano, per l’intercessione e i meriti della gloriosissima Vergine Madre di Dio e Signore nostro Gesù Cristo.Leggi tutto ⇩
2) "la sfida di Graziano"
Un certo Graziano, incredulo, volle sfidare il luogo ove Maria pose i suoi piedi. Preso un ramo secco, lo piantò e subito lo vide ricoprirsi di fiori e foglie.Leggi tutto ⇩
3) Domenico Mozzacagna
Nel 1520, Domenico Mozzacagna, accusato di rapina, doveva essere decapitato; ma la scure del boia più volte calata sul suo collo non lo scalfì. Era il 26 maggio e la folla lo acclamò miracolato.Leggi tutto ⇩
4) "il catenaccio si spezzo"
La sera del 9 agosto 1650 uno sconosciuto pellegrino incontrò qui un suo acerrimo nemico che lo rincorse cercando di ucciderlo. Il malcapitato cercò scampo nel tempio che era ormai chiuso. Implorata la protezione di Maria il catenaccio del portone si spezzò consentendo all’aggredito di porsi in salvo ai piedi della statua della Vergine dopo che il portone si era immediatamente rinchiuso alle sue spalle.Leggi tutto ⇩
5) Miracoli tra il 12 e il 26 aprile del 1479
Una lettera del rappresentante del Duca di Milano, datata 1479, informa Gian Galeazzo Maria Visconti che nei pressi della Fonte la Vergine si era manifestata più volte e a più persone tra il 12 e il 26 aprile di quell'anno. La vergine, circondata dagli angeli, non avrebbe lasciato messaggi ai veggenti, ma guarigioni miracolose avrebbero accompagnato l'evento soprannaturale, confermando l'abbondanza di grazie là concesse per intercessione di Maria.Leggi tutto ⇩
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Preghiere legate al santuario
1) Invocazione alla Vergine del Fonte di Caravaggio
O Vergine Santissima di Caravaggio, fonte inesauribile di grazie, da antichissimo culto onorata, noi ti preghiamo perché la speranza di ognuno, che a te si avvicini, non rimanga delusa, e di nessuno resti vana la supplica.
O Vergine Santissima di Caravaggio, noi ti preghiamo perché nel tuo tempio e mediante il tuo patrocinio i ciechi ritornino al lume della fede,
i vacillanti e gli indolenti nel sentiero cristiano imparino a camminare speditamente sulla via dei comandamenti divini, le orecchie sorde si aprano agli ammaestramenti del Signore,
i morti per il peccato ritornino alla vera vita, dove sia la luce della mente e la pace del cuore. Chiunque a te si rivolge per implorare il tuo aiuto, o Maria, celeste nostra patrona, divenga più forte nella fede, più fermo nella speranza, e così acceso nella carità che, non assecondando più le lusinghe del mondo, mai defletta dalla retta via
O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.Leggi tutto ⇩
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Riflessioni sul Santuario da parte di uomini di fede
1) Francesco Belluomo ne Il Sacro Fonte diM. V. Nostra Signora di Caravaggio…, Codogno 1645, scriveva:
“Voi adunque che mossi dalla fama venite a visitare in qualunque luogo, di Caravaggio o altro, quella prodigiosa Signora, deh non vi diate a credere che le gratie che ella più desidera farvi siano sanarvi il braccio infermo o liberarvi dalla febbre che vi tormenta. Somiglianti non nega no, anzi sovente concede, come veduto abbiamo, ma più le sta a cuore che se andaste a visitarla vani e superbi ritorniate humili e mansueti; se libidinosi, casti; se avari, elemosinieri; se con desiderio di vendetta, amici del vostro fratello. E pensate che mentre la pregate ella vi dica: Non vogliate, o miei divoti, aspettare che io faccia sempre prodigi visibili per farvi riverire la mia potenza. Altri miracoli voglio che bramiate… ricercate la charità e pietà ch’io v’ispiro, perché da queste maggior beneficio a voi, et a me et al mio Figliuolo gloria maggiore ne risulta.” Leggi tutto ⇩
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Apparizioni successive legate al santuario
1) 1479
Tenuto conto della accuratezza con la quale Francesco Salvatico, rappresentante del duca di Milano in Caravaggio e Gera d’Adda, con lettera del 26 aprile 1479 informa ufficialmente Bona di Savoia e Gian Galeazzo Maria Visconti dei fatti straordinari accaduti alla “Fontana” nei giorni tra il 12 e il 26 del mese, continua ad essere sorprendente l’ignoranza o la sottovalutazione di questi avvenimenti da parte di chi avrebbe invece dovuto analizzarli approfonditamente e riconoscerne il significato storico-religioso. La Vergine Maria appare di nuovo per più giorni dove già si era manifestata il 26 maggio 1432, e con manifestazione diversa rispetto alla prima apparizione. Non risulta che la Vergine, circondata da angeli, rivolga alcun messaggio ai diversi veggenti; fenomeni di luminosità straordinarie accompagnano la visione e una serie di guarigioni “miracolose” – quasi a conferma che la fonte scaturita il 26 maggio è proprio il segno della continuata presenza della Comparsa – avvengono in quei giorni. Lo stesso Francesco Salvatico si premura di assicurare i duchi di Milano che ciò che riferisce non si fosse fatto a artificio, in quanto direttamente ha voluto accertarsi dell’assenza di inganni e personalmente ha potuto constatare alcune delle guarigioni straordinarie. Lo scrivente inoltre garantisce che le manifestazioni celesti e le grazie ricevute avevano il sigillo di testimoni degni di fede. La lettera di Francesco Salvatico potrebbe aiutarci anche a interpretare il testo del “breve” del 31 marzo 1516 nel quale il papa Leone X richiamando l’Apparizione della Vergine al prato Mazzolengo usa il collettivo: la gloriosa Vergine madre d’iddio esser visibilmente apparsa a certe devote persone. Al proposito la domanda che sorge è: l’estensore della parte narrativa delle “lettere apostoliche” aveva presente i fatti dell’aprile 1479 quando scrisse che presso un certo fonte fuori et vicino i muri di detta terra nel luogo che si dice di Mazolengo la Madonna non era apparsa a un'unica persona, ma anche a certe devote persone?Leggi tutto ⇩
2) 1630
La sera del 26 maggio a Gandos, località a circa cento passi a levante di Galleno, frazione di Corteno in Valle Camonica, mentre infieriva la peste in tutto il territorio lombardo la Beata Vergine di Caravaggio apparve alla muta Lazzaroni da Piazza di Corteno. Purtroppo i documenti comprovanti l’Apparizione che erano custoditi nell’archivio parrocchiale andarono distruttia causa di un incendio il 26 agosto 1667. Tuttavia non mancano solidi argomenti per comprovarne di fronte alla critica la verità storica. Primo: nella chiesa di Galleno esiste un quadro di notevoli dimensioni con data quasi completamente sbiadita del 1631; secondo: un altro quadretto posteriore porta la scritta Ad perpetuam rei memoriam. Apparitione de la B.V.M. alla mutta Lazzaroni essendo a la custodia del suo gregge ne la stazione di Gandos, qui in Galleno di Corteno, dicendoli che recitando ogni sera il Rosario liberi sarebbono li abitanti in essa della peste. La scritta conclude: così subito essa si portò ad avverare e in questa contratta dissero il rosario e la peste cessò; terzo: da tempo immemorabile in Galleno si celebra il ricordo dell’Apparizione, prova che questa manifestazione della Madonna a tanti sconosciuta non è stata dimenticata, né può esserlo. Leggi tutto ⇩
3) 1729
Una donna semplice, la pastorella Domenica Targa di Montagnaga di Pine’ (TN), vivamente devota della Madonna di Caravaggio, avendo fatto voto di venire pellegrina al Santuario pregava, senza stancarsi mai, la Vergine santa di rimuovere gli ostacoli che si opponevano all’adempimento della promessa. II 14 maggio 1729, Domenica che aveva allora circa 23 anni, mentre era al pascolo vide apparire la Madonna che la invitò ad adempiere il voto recandosi piuttosto il 26 maggio nella cappella di sant'Anna a venerare il quadro dell'Apparizione, portato per esservi esposto da Giacomo Moser che per tre volte era stato pellegrino al Santuario di Caravaggio. La Madonna apparve di nuovo a Domenica proprio durante la celebrazione del 26 maggio nella cappella di sant'Anna per comandarle di dire che si continuasse ogni anno a celebrare solennemente quel giorno. Per altre due volte Domenica, raccolta in preghiera nella cappella di sant'Anna, vide la Vergine che le affidò il compito di far costruire una chiesa più ampia e spaziosa dove fosse venerata l'immagine dell'Apparizione. Non mancarono le incomprensioni e le contrarietà, ma Domenica sostenne intrepida la causa. II vescovo di Trento ordinò un'inchiesta canonica sui fatti, della quale esistono i verbali. La prima pietra del santuario fu posata fin dal giugno 1730; la costruzione era compiuta nell'anno 1740. II vescovo di Trento Leopoldo Ernesto Firmian la consacrò il 26 maggio 1751; l’Ufficio spirituale della Curia di Trento autorizzò le celebrazioni annuali del 26 maggio sotto il titolo di “Comparsa”. Una relazione dei fatti (apparizione, "miracoli") venne stesa fin dal 1731 dal coadiutore della Curia di Trento e notaio attuario del processo canonico, Giuseppe Antonio Mosna.Leggi tutto ⇩
4) 1907
Nei primi anni del secolo XX, apparendo a una devota persona di GENOVA la Vergine manifesta similmente la volontà di essere venerata sotto il titolo di Nostra Signora di Caravaggio. Nella chiesa a lei dedicata nella città di Genova vengono celebrati il 26 maggio e il giorno 26 di ogni mese con particolari funzioni.Leggi tutto ⇩
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Considerazioni sull' attendibilità delle apparizioni
1) Alcune prove storiche indirette della veridicità
C'e anche una duplice prova interna indiretta dell’Apparizione da evidenziare: da un lato, la comparazione del testo latino della pergamena del 1432 con quanto si legge in un breve o lettera apostolica di Leone X (1516) che testimonia il riferimento evidente al documento della curia cremonese, dal momento che ne ricalca letteralmente le espressioni; dall’altro, se la pergamena fosse un "falso" posteriore ai fatti del 1432 dovremmo trovare qualche notizia su Giannetta, la descrizione del fonte scaturito "dove la Vergine lasciò le impronte dei piedi" e non semplicemente un'indicazione della preesistente sorgiva o fontanile al Mazzolengo sulla via per Misano, data all'evidente scopo di individuare la località dell'evento. Oggi le esigenze storico-critiche possono essere ampiamente soddisfatte dalla documentazione storica coeva all’Apparizione che va conosciuta e valorizzata. Esistono diversi atti legali tra l’ottobre 1432 (cioè a meno di cinque mesi dal 26 maggio) e il gennaio 1434 (a meno di un anno e otto mesi) che confermano innanzitutto in modo indiretto il fatto dell’Apparizione, mentre direttamente ci offrono notizie dell'edificazione e dell'apertura al culto della cappella-santuario. Si tratta di disposizioni o lasciti di denaro a favoredella "fabricae dominae sanctae Mariae aparitionis ad fontem extra Caravazum". La chiesa-santuario era ancora in costruzione.
In altri documenti poi rinvenibili all'Archivio di Stato di Genova apprendiamo che il duca di Milano Filippo Maria Visconti, allora signore anche di Genova e Montecarlo, in data 10 novembre 1433 aveva iscritto al debito pubblico sulle colonne del quartiere di Borgo 11 "luoghi" - cioè titoli esenti da gabelle, tributi fiscali e da giurisdizione ecclesiastica - per la fondazione e dotazione della cappellania "sanctae Mariae extra Caravazium nuperrime edificata". Quindi la chiesa o cappella è già costruita (nuperrime edificata) forse nell’ agosto 1433 e vi si può già celebrare, e la determinazione di Filippo Maria Visconti riguarda la cappellania per una messa settimanale al sabato (la "messa ducale"). Dalle annotazioni a margine del registro genovese si sa per certo che i frutti della fondazione venivano ancora riscossi dalla Schola S. M. a tutto il 1618.Leggi tutto ⇩