Santi e Beati, luoghi e vita di San Serafino da Montegranaro
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Santi e Beati, luoghi e vita di San Serafino da Montegranaro (Santi e Beati, luoghi e vita di)

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Luoghi legati al Santo

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Luogo in cui morì

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A Jesi comincia il noviziato nel 1568

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Entra in convento come laico nel 1568

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Luogo in cui lavorò prima di entrare in convento

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Luogo in cui è nato

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video sul santo

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Vita in Breve

Nel 1540, a Montegranaro, da Girolamo e da Teodora Gioannuzzi, vide la luce Felice Piampiani, terzo di quattro fratelli. Il piccolo fu subito battezzato da un cappellano di Annibal Caro, all’epoca Priore laico della chiesa Parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo. Il piccolo Felice, fu cristianamente allevato e plasmato all’amore cristiano dalla madre Teodora, “specchio” di tutte le donne del paese. Dopo la scomparsa del padre Girolamo, avvenuta attorno al 1550, Felice prima fu mandato a lavorare in campagna, quindi destinato ad aiutare il fratello Silenzio nel mestiere di muratore. Il giovane restò a lavorare col fratello per oltre sei anni, continuamente maltrattato e percosso a causa della sua scarsa attitudine. Intanto era cresciuto in lui il desiderio di dedicare la sua esistenza all’amore di Dio e del prossimo. Nel 1557, dopo brevi contatti con i padri Cappuccini del Convento di Tolentino fu accettato nell’Ordine ed inviato per il noviziato al convento di Jesi. Sin da quel suo iniziale tirocinio, durato circa un anno, il novizio dette prova di grandissima forza morale, d’obbedienza e di tutte quelle qualità che poi lo portarono agli onori degli altari. Frate Serafino, come laico professo, in 46 anni di vita religiosa, ebbe modo di essere di famiglia in ben 17 diversi conventi della Marca Anconitana, senza varcarne mai i confini. Il periodo più lungo, oltre 13 anni, lo trascorse nella città di Ascoli Piceno, mentre a Montegranaro il religioso tornò la prima volta col saio dei Cappuccini nella primavera del 1566, guarendo il fratello Silenzio da una mortale frattura scomposta alla spalla. A seguito di ciò i Montegranaresi, rimasti straordinariamente colpiti dal fatto, vollero che fosse fondato un convento in paese. L’appalto dei lavori fu affidato a Silenzio Piampiani, fratello del futuro Santo e nel 1571 il Comune riuscì a farci trasferire il religioso. Fra Serafino rimase nel Convento di S. Margherita del suo paese natale sino al 1575, tornò nuovamente tra il 1589 ed il 1590 al tempo di una grave carestia che aveva colpito l’intera Marca d’Ancona ed ancora per circa sei mesi nel 1593. Nonostante non sapesse né leggere, né scrivere e non avesse nessuna abilità al lavoro manuale, “…egli ebbe la missione di riprodurre in se stesso l’immagine del Padre suo San Francesco d’Assisi e di edificare le popolazioni del Piceno cogli esempi di una vita povera, umile e sommamente mortificata” scrisse il suo concittadino cardinale Domenico Svampa. Dormiva e mangiava pochissimo e comunque tre giorni la settimana si cibava di pane ed acqua, così come in molte quaresime e vigilie di altrettante feste. Oltre a ciò si infliggeva delle mortificazioni severissime e nella Bolla di Canonizzazione, si legge come a causa dei suoi duri digiuni e delle sue estreme penitenze egli spesso orinasse sangue. Non potendo, come laico professo, né predicare, né tantomeno dir messa o confessare, varie volte fu cuoco e compagno dei Padri predicatori, che accompagnava ed assisteva. Fu anche portinaio, ma l’ufficio che sostenne più a lungo fu quello di cercare elemosine, ossia di “frate cercatore”, incarico che soprattutto svolse in Ascoli Piceno dove quella popolazione gli si affezionò tanto che i superiori ricevettero fortissime pressioni quando si parlò di trasferirlo. Nella Città picena il religioso montegranarese visse soprattutto per le strade, nella case, in mezzo alla gente, visitando gli ospedali, le carceri ed i tuguri dei più poveri ai quali appunto lasciava il poco che aveva raccolto. Dispensava consigli, metteva pace nelle famiglie, aveva una parola buona per tutti mentre si infervorava non poco quando vedeva qualcosa contro la decenza del tempo o se in una casa mancava un’immagine sacra. Fra Serafino nelle comunità in cui visse fu “specchio fedele di perfezione” e spesso i frati e gli stessi suoi superiori ricorrevano a lui per raccomandarsi alle sue preghiere o per domandare consiglio o aiuto o, addirittura, benché fosse del tutto illetterato, per vedersi chiariti certi passi difficili delle Sacre Scritture. Nel corso dei circa 46 anni in cui vestì il saio dei Cappuccini, egli si rese artefice di centinaia e centinaia di guarigioni e di fatti prodigiosi. I suoi biografi dicono che sarebbe quasi impossibile riportarli tutti mentre i processi della canonizzazione e della beatificazione sono pieni di tali meraviglie. Arrivato alla soglia dei 60 anni le condizioni fisiche di frate Serafino da Montegranaro, a causa delle pesantissime penitenze a cui si sottoponeva, non potevano certo definirsi buone anzi, considerando il suo tenore di vita, la sua costituzione e la scarsezza del nutrimento, ci si domanda come fosse potuto arrivarci. Egli, ormai da diverso tempo era tormentato da un acuto dolore al petto, di cui non aveva mai fatto cenno a nessuno. Nell’autunno del 1604, particolarmente freddo, umido e nebbioso, il giorno 11 d’ottobre il frate montegranarese, poco dopo essere tornato dalla questua in città, fu nuovamente preso dal forte dolore al petto e da un diffuso tremore. Non potendo nascondere la cosa, in quella occasione gli fu imposto di riposarsi qualche giorno e la mattina dopo fu anche visitato dal medico ma, nonostante ciò, alle 22 circa, dopo aver chiesto perdono a tutti dei suoi peccati, frate Serafino, circondato dai confratelli, cessò di vivere. Era martedì 12 ottobre dell’anno 1604. La notizia della scomparsa del frate montegranarese si diffuse in maniera straordinaria e la chiesa dei Cappuccini, dove era stata deposta la salma, già dalle prime ore della mattina successiva, fu gremita da una fiumana di fedeli. Le manifestazioni di devozione da parte degli Ascolani furono straordinarie e, dopo la sepoltura, la sua tomba fu completamente ricoperta di ex voto per grazie ricevute. Benché si provvedesse subito ad avviare le procedure di beatificazione, la canonizzazione di San Serafino da Montegranaro subì molti ritardi ed opposizioni, tanto che solo nel 1767, dopo oltre un secolo e mezzo, Papa Clemente XIII lo inserì nel canone dei Santi, onorando così l’ordine dei Cappuccini, la Città in cui aveva vissuto più a lungo e il suo paese d’origine. A Montegranaro, un grande Santuario venne eretto in suo onore ed aperto al culto dieci anni dopo, martedì 20 maggio 1777, festa di Maria Sanctissima Mater Domini.



di Daniele Malvestiti

(www.danielemalvestiti.it)
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Foto di Comune di Montegranaro