3Storia
La Rocca di Manerba, ha attirato luomo dalla Preistoria sino al XVI secolo. Le differenti condizioni geomorfologiche e pedologiche, insieme alla diversa esposizione e acclività, hanno anche favorito la diffusione di numerose varietà di essenze mediterranee e rarità botaniche (quali splendide orchidee selvatiche) che fanno del vasto parco (circa 90 ettari) una meravigliosa oasi naturalistica con vista privilegiata sul lago e sulla Valtenesi.
Partendo dal Centro Visitatori e seguendo la strada che conduce alla cima dellaltura si può raggiungere a piedi la fortificazione medievale da cui il sito trae il nome e della quale sono visibili tre circuiti di mura di difesa (XII-XIII sec.), il più interno racchiudente la sommità. Entro la cinta esterna gli scavi hanno identificato una sequenza stratigrafica che va dalla cultura di Lagozza (4000 a.C.) alla seconda metà del XVI secolo, quando, nel 1574, il Provveditore della Repubblica di Venezia Soranzo ordinò la violenta e definitiva distruzione della fortezza, che era ormai diventata sede inespugnabile di banditi.
Sul versante sud-occidentale dellaltura sono stati individuati i resti di una villa romana a cui dovette riferirsi una necropoli scavata nei pressi alla fine dell'800, mentre nellarea del Sasso, vicino ai resti di un antico laghetto intermorenico prosciugato artificialmente nel XVII secolo, sono state rinvenute tracce di un insediamento del Mesolitico (8000-5000 a.C.).
9La leggenda
Racconta che un ferocissimo lupo abitasse sulla rupe di Manerba, occupando un antro a picco sul lago impedendo a chiunque di avvicinarsi.
Dopo vari tentativi di cattura, gli abitanti misero una taglia sulla testa del lupo e fra i giovani che si presentarono ne vennero scelti tre: un giovane di Moniga, uno della Raffa e uno della Pieve vecchia.
Il giovane di Moniga, cacciatore, cercò di attirare il lupo con un'esca viva, ma non ebbe successo e finì per essere spinto giù dalle alte scogliere.
Il pescatore della Raffa, tentò di catturare il lupo con una grande rete ma anch'esso finì come l'altro.
Il giovane della Pieve, contadino, dopo aver chiamato il lupo con finti ululati, affrontò la belva innalzando una croce e gridandogli di arretrare.
Miracolosamente il lupo indietreggiò fino a cadere dalla rupe e morire.
Si narra, che mentre il popolo di Manerba festeggiava il vincitore, erigendo una grande croce in vetta alla Rocca, nel lago i corpi dei due sfortunati giovani si trasformarono in due grandi scogli.