Luogo dove è stato fucilato il Beato Giovanni Fausti
All’alba del 4 marzo, i sei rimasti furono trasportati al cimitero cattolico di Scutari, luogo della loro esecuzione. Alle 6 in punto venne dato l’ordine di fare fuoco agli otto soldati del plotone, armati di mitragliatrici. Leggi tutto ⇩
Zoom su mappa
Vedi Mappa
Seminario Pontificio di Scutari dove insegnò dal 1929 al 1932
Dal 1929 al 1932 fu inviato in Albania come professore di filosofia presso il Pontificio Seminario di ScutariLeggi tutto ⇩
Zoom su mappa
Vedi Mappa
Luogo del battesimo
il 22 Ottobre 1899 fu battezzato dal parroco Don ANtonio BettinsoliLeggi tutto ⇩
Zoom su mappa
Vedi Mappa
Luogo di Nascita
nacque a Brozzo, frazione di Marcheno, in Val Trompia (in provincia e diocesi di Brescia) il 9 ottobre 1899, primo dei dodici figli di Antonio Fausti e Maria Sigolini, genitori religiosi e inclini alla carità.Leggi tutto ⇩
6
Vita in capitoletti
1) Infanzia
Nacque a Brozzo, frazione di Marcheno il 9 ottobre 1899, primo di undici figli di Antonio Fausti e Maria Sigolini, genitori religiosi e inclini alla carità. Fanciullo felice e sereno, crebbe dedicandosi alla comunione e all'affetto in famiglia e proprio nella quotidianità della vita famigliare della fede respirata tra le mura domestiche che emerge il desiderio di tornare la sua vita a dio frequenta le prime classi approccio ed è bravo studioso è molto intelligente amo lo studio con la stessa intensità con cui imparò ad amare cristo e la chiesa avevo un ottimo legame con il parroco del tempo don antonio che lo seguì nel corso della sua vita come testimoniato dalla frequente e profonda corrispondenza nella famiglia si lega molto profondamente e spiritualmente allo zio materno don Umberto Cigolini che ai tempi era parroco di Pezzaze fu ospitato dallo zio con il quale completo alle scuole elementari lo zio Umberto scorso nel nipote i segni di una vocazione sacerdotale in ed conferma a soli 10 anni nell'ottobre del 1910Leggi tutto ⇩
2) La giovinezza in seminario, il militare, fino alla ordinazione sacerdotale
Entro a 10 anno nel Seminario vescovile di Brescia dove frequentò tutte le scuole fino alla conclusione del liceo classico quando fu chiamato a prestare servizio militare come artigliere durante la prima guerra mondiale dal 1917 al 1920. Ancora soldato nel 1919 venne chiamato a Roma dove riprese gli studi nell'autunno del 1920 venne destinato al pontificio seminario lombardo per laurearsi in teologia e filosofia e per potersi dedicare all'insegnamento. Fu quindi ordinato sacerdote il 9 luglio 1922, il 9 luglio 1922 celebrò la sua prima messa alle catacombe di san Callisto a Roma il 16 luglio celebrò la sua prima messa a BrozzoLeggi tutto ⇩
3) Dopo l'ordinazione la vocazione nella Compagnia di Gesù
Insegno per un breve periodo filosofia nel Seminario di Brescia poi il 30 ottobre 1924, con il permesso del suo vescovo, entrò nella Compagnia di Gesù a Gorizia. Dal 1929 al 1932 fu inviato in Albania come professore di filosofia presso il Pontificio Seminario di Scutari, affidato ai Gesuiti. Imparò celermente la difficile lingua albanese, compiendo studi approfonditi sull’Islam per poter avviare un serio e concreto dialogo fra islamici e cristiani. Negli anni dal 1931 al 1933 scrisse una serie di articoli su questo tema, per le pagine della rivista «La Civiltà Cattolica», che furono poi raccolti e pubblicati nel volume «L’Islam nella luce del pensiero cattolico». Sempre in quest’ottica, fondò la Lega «Amici Oriente Islamico», diffusa in Italia e all’estero.Leggi tutto ⇩
4) Ritorno in Italia
Torno in Italia per l'insegnamento a Mantova terminato l'anno scolastico visse una sosta dell'attività dei vari impegni apostolici a causa della tubercolosi venne provato dalla sofferenza tra miglioramenti cadute che però non gli tolsero la serenità ma aumentarono in lui l'abbandono alla volontà di Dio posta al di sopra di tutto ritornò in AlbaniaLeggi tutto ⇩
5) La persecuzione in Albania
Verso la fine del 1944 con la ritirata dei tedeschi i partigiani comunisti conquistarono il potere nonostante le promesse di libertà cominciano una lotta aperta contro i cattolici Enver Hoxha nominato comandante generale dell'esercito il 22 maggio 1944 percepisce subito l'ostacolo che l'organizzazione della chiesa frappone alle sue mire di bolscevizzazione del paese, perciò scatena la persecuzione contro la chiesa senza alcun decreto. La chiesa cattolica rimane priva della sua stampa e viene proibito il diritto di associazione. Nel marzo del 1945 vengono emesse le prime condanne a morte e si dà inizio a quella serie di provvedimenti che portano alla scomparsa di tutte le opere cattoliche dell'Albania meridionale. Durante il mese di Marzo e di Aprire vengono chiusi e confiscati asili, scuole, orfanotrofi Il 15 dicembre del 1945 i padri gesuiti subiscono la sedicesima perquisizione nella loro residenza. Leggi tutto ⇩
6) La cattura, il processo e la condanna
Nel Maggio dello stesso anno giunge da Tirana a Scutari padre Giovanni Fausti come vice provinciale dei gesuiti la sua venuta rinfranca non solo i gesuiti ma tutto il clero scooterino i cattolici. Padre Fausti riesce a far ritirare un ordine di espulsione sua e di altri gesuiti italiani dall'Albania. Il 31 dicembre 1945 i padri Fausti e Damiani vengono arrestati da alcuni ufficiali e pochi giorni dopo la missione militare italiana in Albania esprime molta preoccupazione temendo per i due padri una condanna alla fucilazione. Il 30 gennaio 1946 alle ore 9 si apre il tribunale militare presso la sala del cinema Rosa fatta da un pubblico selezionato composto per la maggior parte da membri del partito. Gli accusati sono 36 tra cui padre Giovanni Fausti. Appena gli imputati entrano nella sala gli autoparlanti diffondono offese contro di loro e vengono avanzate dal procuratore le più assurde e inverosimili accusa di fondazione di un'organizzazione terroristica, un piano di rivoluzione per rovesciare il regime comunista, un lavoro svolto per preparare un terreno favorevole al fascismo italiano. Nonostante i numerosi testimoni che difendono l'innocenza degli imputati il giudice violando ogni principio di onestà e di giustizia emette la sentenza già predisposta. Alcuni imputati vengono condannati ai lavori forzati altri tra cui padre Giovanni Fausti e padre Daniel Damiani vengono condannati a morte. Invitato ad esprimere le sue ultime volontà padre Giovanni con voce chiara e vibrante dice: “sono contento di morire nell'adempimento del mio dovere. Mandati i saluti ai gesuiti, ai diaconi, ai sacerdoti e all'arcivescovo. Viva Cristo re!”. All'alba sanguinosa del 4 marzo le pallottole del plotone con la stella rossa tolgono ai condannati il respiro e corpi cadono sulla terra fangosa bagnandola con il sangue. La morte di padre Giovanni dei suoi compagni e di tanti altri confessori della fede in Albania non è stata vana nell'ottica cristiana che è aperta alla speranza: “se il chicco di grano caduto a terra non muore rimane solo, se invece muore produce molto frutto” Leggi tutto ⇩
7) La fama di santità e la beatificazione
La notizia del martirio di padre Giovanni Fausti e dei suoi compagni si diffuse celermente in tutto il mondo cattolico, suscitando dolore e stupore. La Compagnia di Gesù, pochi anni dopo, ebbe un ulteriore martire, il fratello laico Gjon Pantalia, morto il 31 ottobre 1947. Nell’elenco di 38 martiri uccisi sotto il regime comunista in Albania e capeggiati dal vescovo Vincenç Prennushi, figurano anche padre Giovanni Fausti e i suoi compagni. Sono stati tutti beatificati il 5 novembre 2016 nella piazza davanti alla cattedrale di Santo Stefano a Scutari.Leggi tutto ⇩
8
video sul santo
MOSTRA BEATO GIOVANNI FAUSTI SD mp4 - YouTube
Il Video Ufficiale della Mostra realizzata dalla Parrocchia di Brozzo (BS) in onore della Beatificazione di Padre Giovanni Fausti avvenuta a Scutari (Albania) il 4 novembre 2016Leggi tutto ⇩
14
Martirio
Il martirio Il 22 febbraio 1946 vennero lette le sentenze. Otto furono i condannati a morte per fucilazione: padre Gjon Shllaku, padre Giovanni Fausti, padre Daniel Dajani, i seminaristi Mark Çuni e Gjergj Bici, i laici Gjelosh Lulashi, Fran Mirakaj e Qerim Sadiku. Gli altri furono invece destinati al carcere, per un periodo che poteva andare dai cinque anni all’intera vita, di fatto, se avessero anche minimamente trasgredito. Per Gjergj Bici la sentenza venne poi cambiata in anni di lavori forzati, mentre Fran Mirakaj risulta che sia morto nel settembre 1946. All’alba del 4 marzo, i sei rimasti furono trasportati al cimitero cattolico di Scutari, luogo della loro esecuzione. Alle 6 in punto venne dato l’ordine di fare fuoco agli otto soldati del plotone, armati di mitragliatrici. Padre Giovanni pronunciò quindi le sue ultime parole: «Sono contento di morire nell’adempimento del mio dovere. Salutatemi i fratelli gesuiti, i diaconi, i sacerdoti e l’arcivescovo». Il grido comune dei condannati fu: «Viva Cristo Re! Viva l’Albania!».